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Jannis KOUNELLIS Kounellis a Sibari - 2007
“Jannis Kounellis. La Storia e il presente” (coautore: Bruno Corà) Galleria Nazionale di Palazzo Arnone – Cosenza Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide - Sibari Il ministro Rutelli e Principe davanti all'opera di J.Kounellis a Palazzo Arnone - 2007
DUE MOSTRE A COSENZA E A SIBARI OSPITERANNO I LAVORI DI UNO DEI MAGGIORI ARTISTI VIVENTI
JANNIS KOUNELLIS versus MATTHIAS PRETI di Tonino Sicoli
Sicoli e Kounellis - 2007
Parte con Jannis Kounellis, uno dei maggiori artisti viventi, il programma per il triennio 2007-2009 di “Sensi Contemporanei”, l’APQ, che la Regione Calabria ha stipulato con il Ministero per lo Sviluppo Economico - DPS, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali – DARC, la Fondazione “La Biennale di Venezia” e che ha come obiettivo la promozione dell’arte contemporanea e la valorizzazione dei contesti architettonici e urbanistici delle regioni del Sud d’Italia. “La novità di questa edizione di Sensi Contemporanei – ha detto Sandro Principe, assessore alla Cultura della Regione Calabria - sta nell’aver capovolto l’indirizzo del passato, che attribuiva alla Calabria un ruolo di semplice consumatrice di eventi culturali prodotti altrove. Si è voluta sostenere, indirizzare e coordinare, invece, la capacità progettuale e produttiva delle varie realtà regionali, con il coinvolgimento della Direzione Regionale per i Beni Culturali, delle Soprintendenze al PSAE e ai Beni Archeologici della Calabria e di due prestigiosi Musei: quello della Sibaritide e quello di Palazzo Arnone a Cosenza.” Le inaugurazioni delle mostre, che rientrano nel progetto “I luoghi del Mito. Magna Grecia e arte contemporanea”, si terranno stasera alle ore 17,30 alla Galleria Nazionale di Palazzo Arnone e domani mattina alle ore 11 presso il Museo Nazionale della Sibaritide, alla presenza del presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, dell’assessore regionale alla Cultura Sandro Principe, del direttore generale del Ministero per lo Sviluppo Economico Alberto Versace, del Direttore Regionale per i Beni Culturali della Calabria Francesco Prosperetti, dei Soprintendenti Salvatore Abita e Pier Giovanni Guzzo, del curatore delle mostre Bruno Corà e del maestro Jannis Kounellis. Pubblichiamo l’intervista a Kounellis, realizzata da Tonino Sicoli, coordinatore del progetto. Kounellis e la Magna Grecia passando attraverso il Seicento. Un incontro suggestivo che testimonia una continuità col passato, fra mito e storia, dove l’arte sancisce la sua attualità e afferma la sua capacità di porsi come linguaggio trans-epocale. Un carismatico maestro dell’arte contemporanea rivisita un periodo d’oro della storia delle civiltà, in un viaggio a ritroso nel tempo, che lo fa incontrare con un grande artista della Controriforma. Kounellis versus Mattia Preti sullo sfondo dello spettacolare scenario della Sibaritide, remota, immobile e tragica. Un intreccio intrigante. Tutta la potenza di un confronto titanico si riversa in un intervento dissonante ma esaltante, fra realtà culturali apparentemente diverse, ma che in buona sostanza parlano l’eterno linguaggio del mito. L’artista s’installa con la sua esperienza e il suo vissuto dentro contesti differenti in un rapporto dialettico con l’archeologia e la storia dell’arte. L’opera in due tempi pensata da Kounellis per Sibari e Cosenza è essa stessa un atto del linguaggio che vive. - Kounellis, questo incontro con Mattia Preti che senso ha per te? Non nasce semplicemente come incontro, è la consapevolezza che l’arte del passato, sia esso prossimo, più antico o antichissimo, in qualche maniera è dentro di noi. Mi ero già incontrato con le immagini di Matthias Preti a Roma e a Valmontone. La modernità non uccide l’antichità, come dicevano i giovani futuristi. E’ impossibile, perché la radicalità sta dentro l’antichità e noi siamo la parte estrema di questa antichità. C’è sempre una incredibile e lunghissima continuità. Essere dialettico vuol dire comprendere bene gli elementi di un’appartenenza. Questa per me è la modernità. Vuol dire trattare Matthias Preti come un fratello, riconoscerlo come pittore, scoprire il suo immaginario, avvicinarci a questa realtà che non è solamente museografica. E’ la realtà della pittura, della costruzione dell’immaginario in un territorio. Vuol dire riuscire a tenere in mano non solamente Matthias Preti, ma il passato. Non in maniera retorica, ma decisa, potente. Per poter trasformarlo in elemento dialettico e in modernità diffusa. - Il periodo storico in cui è vissuto Preti trova punti di contatto con la teatralità e il titanismo del tuo lavoro? Il Seicento con i grandi controriformisti come Caravaggio, segna l’inizio della critica moderna: dire no e avere una posizione alternativa. Penso che il loro lavoro sia di un’importanza colossale per la storia della modernità, perché non c’è posizione equivoca legata alla convenienza. Il no è costruito sulla consapevolezza critica. Non è agire in senso superficiale, dicendo sì come si fa di solito oggi. E’ un no consapevole, per un futuro si vittorioso. E’ un dissenso fondato, ideologicamente preciso. - E’ un’arte ideologica la tua? Io penso che la pittura italiana, sia nel Rinascimento che nella Controriforma, è ideologica. L’ideologia nel dopoguerra era legata ad una prassi di giustizia economica. Però l’ideologia è più vasta. Matthias Preti è portatore di una nuova visione, non come le nuvole che cambiano lo schema del cielo. E’ una visione maturata, come lo sono i Capricci di Goya, come lo è la Madonna di Tiziano. E’ diversità, rottura con un passato per un altro passato più vecchio. Questo ha costituito la modernità del Rinascimento. Perché il passato era più vecchio della visione medioevale esageratamente dogmatica. Il Rinascimento non è un periodo di laicismo nella pittura, in quanto è pieno di tematiche religiose, però è laico il pensiero. Matthias Preti fa parte di questa antologia di rinnovamento. Anche il suo modo di essere e di attingere continuamente dalla realtà, non in senso impressionista e paesaggistico, è il segno di una fede umanistica maturata, che è l’inizio di un rinnovamento. - Come dialogano queste due lingue? Quella di Kounellis e quella di Mattia Preti? Per l’intervento di Palazzo Arnone ho pensato ad una struttura a forma di kappa, che è anche un labirinto. E sulle pareti del labirinto ho messo in alto, giustamente, i quadri che ho trovato nel museo. E’ un’indicazione, non una decorazione. In questa drammaturgia ci sono i quadri di Mathias Preti, non in senso rappresentativo, ma in senso presentativo. Non è una scenografia, ma è un atto dramaticamente attivo. Tutte le mostre che faccio sono degli atti unici. E questo è l’ultimo atto in ordine di tempo. - La visceralità ha a che fare con la materialità del tuo lavoro, che non è mai in superficie, ma in profondità? E’ tutto legato. Un quintale di carbone non è neanche più materia. Non è come all’epoca della pittura informale che c’era la materia. Allora c’era la materia perché c’era il quadro, in questo caso è un indicazione che graffia lo spazio, non è un materiale riplasmato E’ una presenza per se stessa significativa. Anche per gli altri materiali come il ferro o le pietre è la stessa cosa, perché il peso è determinante. - Su tutto si coglie una forte tensione e tragicità, nel senso classico del termine... Certo. In quanto atto drammaturgico, su di esso incombe il destino. E’ tragico anche per questo. Alla fin dei conti anche nel fatto che sono qua e faccio questo intervento, c’entra il destino. Se fossi stato ad Haiti non avrei potuto trovare Matthias Preti. Però il mio destino è maturato da una scelta: l’esser venuto qui. E, quindi, per forza di cose, ho incontrato quello che c’è, in un rapporto armonioso. Quando eravamo giovani, a Roma, con gli altri amici pittori pensavamo al passato. Guardavamo alla modernità, alle modernità del mondo, però i pittori del passato erano sempre presenti, anche quando si mangiava. Era assolutamente normale parlare di loro. Giustamente erano compagni e padroni del luogo. - Come si collega questo intervento di palazzo Arnone con quello di Sibari? In nome della continuità col passato? Dal punto di vista linguistico è la stessa cosa. Ma gli interventi sono strutturati in maniera diversa. Sono diversi i luoghi, anche se sono vissuti con lo stesso vigore. A Sibari c’è un sito archeologico. A Palazzo Arnone abbiamo un’icona con cinque metamorfosi. Lì si è attratti dai frammenti, che sono anche origine di una sincera emotività. Sono i resti di una comunità. L’opera di Sibari è lirica, evocativa. Ci sono anche gli odori, che sono come un respiro. - Il titolo dell’opera di Sibari parla di “un tocco leggero…”? La leggerezza in quel caso è necessaria. Appena un tocco. Con la paura di rompere anche quello che è rimasto. Con Preti la problematica è più diretta. L’altra è un passaggio molto frammentato. Anche se poeticamente alto. - Un evocazione anche delle tue origini greche? C’è il tuo vissuto? E’ il frammento che è evocativo, naturalmente anche le mie origini c’entrano. - C’è un tratto meridionale in Kounellis? Si, certo. Non a caso ho scelto l’Italia e non sono andato in America. Anche per via di un’armonia di fondo, che permette di potere partecipare e poter condividere. In una altro posto più lontano la partecipazione è più lenta. Qui si entra rapidamente in sintonia con le cose. Si può immediatamente e creativamente interagire con la realtà
Pubblicata su Il Quotidiano della Calabria, 6 ottobre 2007
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Comunicato stampa
MOSTRA DI UMBERTO BOCCIONI AL MAON DI RENDE
Nel 2009 ricorrerà il centenario del Futurismo. Ad anticipare le celebrazioni è la mostra “Umberto Boccioni. Una raccolta di disegni e incisioni”, curata da Enrico Crispolti e Tonino Sicoli, che si tiene al MAON, Museo d’Arte dell’Otto e Novecento (Palazzo Vitari) di Rende, dal 15 marzo fino al 14 settembre 2008, con le opere concesse in comodato dalla Soprintendenza per il PSAE della Calabria,. Si tratta di 85 lavori grafici suddivisi in sessantacinque fogli, fra disegni, acquerelli, pastelli e incisioni. Essi provengono dalla collezione americana di Lidya Winston Malbin e rappresentano un corpus unico, che ripercorre, per varietà, l'intero percorso artistico di Boccioni, fornendo per di più una ricostruzione abbastanza ampia della genesi stessa di molte sue opere. E’ la più ampia raccolta italiana di disegni e incisioni del fondatore del Futurismo. L’iniziativa è nata dalla volontà congiunta dell’Assessorato regionale alla cultura della Regione Calabria, nel periodo in cui era diretto da Sandro Principe, della Soprintendenza per il PSAE della Calabria, del Comune di Rende e del Centro “A. Capizzano”, che gestisce il MAON. I disegni erano finiti a Birmingham negli Stati Uniti durante gli anni Cinquanta acquistati dai collezionisti americani Lydia e Harry Winston. Fu Severini a far conoscere ai coniugi Winston Benedetta Marinetti, che li indirizzò verso le opere delle avanguardie italiane e li mise in contatto con Raffaella Boccioni Callegari, sorella di Umberto, dalla quale acquistarono un nucleo di oltre 250 pezzi che costituirono la più grossa collezione privata di disegni boccioniani. E lì erano restati per circa quarant’anni, fino a quando nel 1990, alla morte di Lydia Winston, l’intera raccolta fu messa in vendita per far fronte alle spese di successione. Un certo numero di questi fogli furono venduti al MoMA di New York, mentre 159 furono acquistati dal collezionista italo-americano Carlo F. Bilotti, calabrese come Boccioni, che pensò di riportarli in Calabria. A trattarne la vendita fu la casa d’aste Finarte di Milano, che li divise in due lotti di 65 e 94 fogli. Nel dicembre del 1996 i 65 fogli furono acquistati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e destinati alla istituenda Pinacoteca di Palazzo Arnone a Cosenza. Ma solo nel 2003 fu presentato al pubblico l’insieme delle opere, che restarono esposte al pubblico fino agli inizi del 2004. Ora in vista delle celebrazioni per il centenario del Futurismo, la raccolta di disegni di Boccioni viene presentata al Museo d’Arte dell’Otto e Novecento di Rende, in un nuova sistemazione musegrafica e con luce a led nel settecentesco palazzo Vitari, dove per la prima volta viene anche consentita al pubblico la visione di venti disegni sul retro dei fogli, più un frammento di lettera autografa del padre del Futurismo. In queste ottantacinque opere, alcune più definite altre sotto forma di appunti, si può cogliere tutta la tensione creativa dell'artista, che abbozza la prima stesura dell'idea, affronta lo studio della composizione, si cimenta nella ricerca di soluzioni formali, si abbandona ai ripensamenti, in una sorta di privato diario visivo. C’è un percorso mentale perseguito lungo i tratti sempre sicuri di una ricerca grafica che non è affatto “minore” rispetto alla pittura e alla scultura, ma in maniera istintiva e diretta scioglie i nodi di una rappresentazione complessa risolta nella semplicità del segno. _____________
UMBERTO BOCCIONI. Una raccolta di disegni e incisioni A cura di Enrico Crispolti e Tonino Sicoli
MAON Museo d’arte dell’Otto e Novecento Pal. Vitari, Via De Bartolo, 1 87036 Rende (Cs)
Dal 15 marzo al 14 settembre 2008
Promotori: Regione Calabria, Soprintendenza per il PSAE della Calabria, Comune di Rende, Centro “A. Capizzano” Catalogo KS Edizioni www.maon.it Apertura: da martedì a domenica, ore 10 – 13 / 16 -19
Ufficio Stampa: Cinzia Gardi 320 8614003 Informazioni: 0984 444113 Prenotazioni viste didattiche: 347 9455371
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COMUNICATO STAMPA
27 Febbraio 2007
È stato sottoscritto il 31 dicembre dello scorso anno dalla Regione Calabria, rappresentata dal dirigente generale del dipartimento Istruzione e Cultura, Laura Mancuso, l'Accordo di programma quadro multiregionale "Sensi Contemporanei", stipulato con il ministero dello Sviluppo Economico, il ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Fondazione "La Biennale di Venezia", per sostenere progetti pilota nell'ambito dell'arte contemporanea e per la realizzazione, nel corso del triennio 2007-2009, di importanti mostre di architettura, design e arti visive.
"Sensi Contemporanei" mira alla
promozione e alla diffusione dell'arte contemporanea e alla
valorizzazione di qualificati contesti architettonici e urbanistici
delle regioni del Sud d'Italia.
Si passerà poi al vero e proprio concorso di architettura e alla mostra dei progetti presentati. Per questo intervento sono stati previsti 500.000 euro.
Scopo di questa proposta è anche quello di offrire una vetrina internazionale a quegli artisti in via di affermazione, includendo in un progetto organico e di grande respiro i migliori artisti calabresi e meridionali, solitamente penalizzati dalle grandi rassegne. Le singole mostre, distribuite nei tre anni, verranno progettate e curate da un comitato scientifico composto da storici dell'arte e critici d'arte internazionali, che si avvarrà del contributo di studiosi del mito (filosofi, antropologi, storici) per un approccio interdisciplinare. I siti archeologici e i relativi Antiquaria da utilizzare per le mostre, sono localizzati in ciascuna delle cinque province calabresi: Sibari (Cosenza), Roccelletta di Borgia (Catanzaro), Locri o Reggio Calabria, Crotone, Vibo Valentia. Il budget per le cinque esposizioni è di 1.300.000 euro.
http://www.regione.calabria.it/?module=ufficiostampa&action=comunicato&id=1746
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31 marzo - 13 maggio 2007
DOMENICO LO RUSSO
a cura di Michelangelo Tomarchio Levi
Rende (Cosenza) - MUSEO DEL PRESENTE
Inaugurazione 31 marzo 2007 alle ore 17:30
(cliccare per ingrandire le immagini) Comunicato Stampa
Scienza & Arte,
una mostra di Domenico Lo Russo,
artista e chirurgo plastico
al MUSEO del
PRESENTE con una performance di Giancarlo Cauteruccio
Promossa
dall’Assessorato alla Cultura della Regione Calabria, dal Comune di
Rende e dal Comune di Lamezia Terme, sabato 31 marzo alle ore 17:30, si
inaugurerà al Museo del Presente di Rende, la mostra “Domenico Lo Russo.
Scienza&Arte”, a cura di Michelangelo Tomarchio Levi, con un testo
critico di Tonino Sicoli.
All’inaugurazione
presenzieranno Sandro Principe, assessore alla cultura della Regione
Calabria, il sindaco di Rende Umberto Bernaudo, il presidente del Centro
“Capizzano” Franco Sammarco.
Nel corso della
serata si terrà una performance del regista e operatore visivo Giancarlo
Cauteruccio.
Domenico Lo Russo è
nato a Curinga [Cz] nel 1936. Insigne chirurgo plastico e autore
d’importanti pubblicazioni in campo scientifico, Lo Russo vive a Firenze
dal 1959. Già Direttore della Cattedra e della Scuola di
Specializzazione di Chirurgia Plastica presso l’Università degli Studi
di Firenze, Lo Russo associa alla professione medica una forte passione
per l’arte a cui si dedica con pari impegno da oltre trent’anni
La mostra di Rende,
segue quella tenutasi nei mesi scorsi a Palazzo Nicotera di Lamezia
Terme e ricostruisce un percorso organico attraverso i vari momenti che
caratterizzano la ricerca artistica condotta da Lo Russo a partire dagli
anni Settanta: dalle xeroradografie fino alle opere recenti, dove
convivono elementi mutuati dal contesto medico e segni di derivazione
autobiografica, ludica e massmediale.
“La Calabria –
scrive Sandro Principe nella presentazione in catalogo - ha dato i
natali a tanti illustri personaggi delle professioni, della cultura e
dell’arte. E’ sempre un piacere scoprire che, in Italia e all’estero, i
calabresi si sono fatti onore e si sono affermati in vari campi,
apportando un contributo al progresso del sapere. Figure eccellenti di
calabresi si annoverano nei più prestigiosi ambiti universitari,
scientifici, giudiziari, culturali, artistici di tutto il mondo.
Tuttavia, se si è orgogliosi del successo di un conterraneo, rimane il
cruccio di aver subito questo esodo, che ha privato certamente la nostra
terra di qualificate risorse umane. Oggi Lo Russo, che lasciò Curinga
negli anni Cinquanta, ritorna con una mostra che la Regione Calabria,
assieme ai Comuni di Lamezia Terme e di Rende, ha inteso dedicargli per
far conoscere al pubblico un versatile intellettuale”.
“Le opere di Lo
Russo - spiega Michelangelo Tomarchio Levi - alludono alla forma, al
corpo e alla bellezza. Nulla di strano per un artista che è anche
medico, ed attinge dalla quotidiana esperienza di chirurgo plastico.
L’arte, per Lo Russo, non è ‘altra cosa’ rispetto alla professione
medica, ma un’estensione o ibridazione della medesima disciplina.”
“Lo Russo –
aggiunge Tonino Sicoli - incide, asporta, modifica, ricompone e
trasforma. E se il chirurgo progetta il suo intervento disegnando
anatomie possibili e tracciando schemi operatori, l’artista dipinge in
piena libertà, senza modelli estetici, evocando corpi come supporti di
un personalissima body painting, giocosa, ironica, dissacratoria e, in
definitiva, catartica."
L’organizzazione
dell’evento è del “Centro per l’Arte e la Cultura A. Capizzano” di
Rende; fra gli sponsor culturali figurano il Centro Herakles
dell’Università della Calabria e la sezione di Rende della FIDAPA, il
catalogo è edito da Ar&S. La mostra resterà aperta fino al 13 maggio
2007, da martedì a domenica, ore 09:30/12:30 – 17:00/20:00. Per
informazioni: 0984 462493
L'invito....... (cliccare per ingrandire le immagini) 31 marzo 2007 ore 17:30 - Inaugurazione della mostra
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